13 Maggio Giornata di ricerca-azione sulle Nuove Forme Schiavitù 

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Il 25 agosto del 1256 a Bologna viene promulgato dal Comune il Liber Paradisus un testo legge che ha proclamato l’abolizione della schiavitù e la liberazione dei servi, con questo atto Bologna è stata la prima città al mondo ad abolire la schiavitù. Dopo quasi 630 anni, Il 13 Maggio 1888 in Brasile, la principessa imperiale Isabella e il ministro dell’agricoltura, promulgarono la Lei Aurea abolendo la pratica formale della schiavitù.

Il Brasile fu l’ultimo stato ad abolire la schiavitù nel Nuovo Mondo. Si crea quindi un ponte ideale fra la prima città del vecchio mondo e l’ultimo paese del nuovo mondo ad aver abolito la schiavitù. Di che tipo di schiavitù si trattava? Si distingue la schiavitù da altre forme di violazione dei diritti umani per alcune caratteristiche: costrizione al lavoro mediante minacce e violenze fisiche e psicologiche; appartenenza ad un “datore di lavoro” che ha completo controllo sul lavoro (tipo e durata) dello schiavo; essere comprati/venduti come proprietà; subire restrizioni fisiche e non avere più libertà di movimento.

Le moderne forme di schiavitù prendono nomi diversi, schiavitù per debiti, servitù della gleba, lavoro coatto, sfruttamento sessuale, matrimonio forzato precoce, schiavitù per motivi rituali o religiosi, ma hanno tutte un comune denominatore: si tratta di costrizione al lavoro di esseri umani che sono diventati in qualche modo “proprietà” di un’altra persona.

Le moderne forme di schiavitù si basano su un processo di riduzione della complessità sociale dell’essere umano al proprio corpo fisico? Ma la schiavitù è stata davvero debellata con la promulgazione di leggi? oppure ad oggi esistono altre forme subdole e nuove di schiavitù?

Le nuove modalità di gestione del potere tecnico, economico e politico, portano ad identificare nuove forme di schiavitù? riteniamo sia importante prendere coscienza del ruolo che i mezzi di informazione moderni (ITC) e le attività di marketing e comunicazione hanno nell’influenzare le masse verso una economia globale di basso profilo qualitativo ed una cultura globale mediocre ed omologante . Nello stesso tempo crediamo che si debba cogliere l’opportunità che le stesse tecnologie offrono, in quanto potenti strumenti di comunicazione, per agevolare pratiche condivisione, scambio reciproco, di informazione e controinformazione ecc.

L’oggettivazione dell’individuo che trasforma l’individuo in consumatore, può essere categorizzato nelle forme di schiavitù antiche o si parla Nuove forme di Schiavitù? La flessibilità del lavoro che trasforma l’uomo in numero\merce (40% di disoccupazione giovanile), può essere considerate Nuove forme di Schiavitù?

E’ così netta la distinzione tra uomo libero e schiavo nelle Nuove Forme di Schiavitù?

Queste ed atre saranno alcune domande a cui si cercherà di rispondere durante la conferenza partendo dalla tragedia della nave fantasma : “La notte tra il 25 e 26 Dicembre del 1996, un battello con a bordo centinaia di uomini e donne provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka, affondò a poche miglia dalle coste italiane, nei pressi di Portopalo di Capo Passero, la punta più a sud della Sicilia. I pescatori della zona, che recuperarono decine di corpi straziati, nelle reti a strascico, temendo conseguenze per la loro attività, li rigettarono in mare. “Ho tirato via quel cadavere dal mucchio. Mi faceva pena e orrore. La vista di quell’anello mi ha fatto pensare alla sua vita, ai suoi familiari. Ti vengono in mente mille cose in momenti così. Poi ci ragioni e ti rendi conto che era un clandestino, che veniva da molto lontano, che è molto difficile, se non impossibile, rintracciare i parenti. E poi non c’è più niente da fare: è morto. E ti ricordi di quel collega che ha fatto il suo dovere, ha portato un cadavere a riva, ed è stato bloccato in porto dalla burocrazia: giorni e giorni di lavoro perduti tra verbali e interrogatori.” C’è una reale distinzione di chi è lo schiavo tra il “pescatore “e il “clandestino”? Non esiste un sistema economico, di sorveglianza, di precarizzazione che accomuna i soggetti?

STUDENTI

VIAGGI

PROGETTI

CONTATTI

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Nel sistema di valori che guidano GFM, la solidarietà umana e l’ideale della giustizia sociale sono espressi con il principio cardine Co-pensiero. GreenFarmMovement ha coniato il termine Copensiero per porre al centro la prassi di “pensare insieme” prima di passare all’azione (cooperazione)
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Copensare significa investire nell’altro. GreenFarmMovement realizza progetti che includono investimenti privati di partner locali ed esteri, dotati di senso civico e animati dalla volontà di attenuare le disuguaglianze sociali. Tutti i progetti di Co-pensiero prevedono delle attività commerciali etiche e sostenibili, offrendo servizi a turisti, studenti, volontari e ricercatori.
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GreenFarmMovement ripudia la prassi della benficienza e finanzia i progetti attraverso il bussines sociale mediante i Gruppi di Co-Investimento solidale. Siamo convinti che solo la reale responsabilizzazione economica, sociale e civica delle persone può rendere realizzabile un progetto di copensiero, senza dipendere da donazioni e staff esteri.
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GreenFarmMovement ripartisce i proventi dell’associazione ispirandosi ai principi dell’economia di comunione. L’utile realizzato dalle attività di business sociale é quindi suddiviso in 3 parti: una parte é reinvestita nell’azienda una parte viene utilizzata per la realizzazione di progetti sociali e culturali all’interno delle comunità in cui é presente l’azienda l’ultima parte costituisce il fondo per implementare progetti di Co-pensiero
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Riconosce i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali; ne rispetta la cultura, le tradizioni e i costumi; ricerca il dialogo e la collaborazione delle loro organizzazioni (partnership); Ogni progetto viene scelto e discusso e approvato direttamente dalle comunità presenti sul territorio, eliminando così ogni tentativo di importare progetti stranieri non concordati.
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Lo staff di Green Farm Movment é costituito interamente da persone della comunità, mentre il partner estero che collabora con il personale locale é costituito da coordinatori italiani, spagnoli, francesi, inglesi e giapponesi che si occupano di: monitoraggio dei progetti fundraising promozione delle attività turistiche e di formazione
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Promuove attivamente forme di sviluppo finalizzate all’autonomia economica, alla sostenibilità ambientale e al rispetto dei diritti umani.
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Promuove la decrescita felice come modello di sviluppo possibile e più efficace per attenuare le disegualglianze causate dagli aspetti più negativi dalla globalizzazione
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9

Si impegna a sensibilizzare il pubblico sul debito da stile di vita “due to life style”, che i cittadini dei paesi “sviluppati” hanno nei
confronti dei cittadini dei paesi “sottosviluppati” per mantenere il proprio tenore di vita.
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10

Promuove l’indice di sviluppo umano come elemento di comparazione tra i paesi e non il prodotto interno lordo.
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Incentiva le forme di coinvestimento (non donazioni) da privati ed aziende, dando massima trasparenza sullo scopo della raccolta e sui risultati raggiunti.
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1

1. In the value system that inspires GFM, human solidarity and the ideal of social justice find their expression in the main principle of Co-thinking. GreenFarmMovement invented the term “Co-thinking” in order to put the idea of “thinking together” in a central position, before moving into action (cooperation).
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2

Co-thinking means investing in other people. GreenFarmMovement carries out several projects which combine private investments from both local and foreign partners, who are blessed with public spirits and willing to mitigate social inequalities. Each Co-thinking project is based on sustainable and ethical commercial business and offers many services to tourists, students, volunteers and researchers.
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GreenFarmMovement rejects the praxis of charity and founds its projects through social business, thanks to Ethical Co-Investment Groups. We firmly believe that only by making people truly responsible for their own economic, social and public life they will be able to carry on co-thinking projects, without being forced to depend on foreign donations and teams.
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GreenFarmMovement splits up the profit of the association, according to the Economy of Communion. The profit gained by social business activities is therefore divided into 3 parts: the first part is reinvested in the business; the second part is used to carry out all the social and cultural projects inside the community in which the business operates; the last part sets up a fund to implement Co-thinking projects.
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GreenFarmMovement acknowledges the needs and aspirations of the local communities, respects their culture, traditions and customs and pursues dialogue and collaboration with their organizations (partnership). Each project is selected, discussed and approved directly by the communities who live in the area, therefore avoiding any attempt to import foreign non-pre-arranged projects.
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The staff of GreenFarmMovement is entirely made of people from the community, while the foreign partners who collaborate with the local team include Italian, Spanish, French, English and Japanese coordinators who attend to: projects monitoring, fund-raising, promoting tourism and training activities.
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GreenFarmMovement actively promotes forms of development aiming at economical autonomy, environmental sustainability and respect for human rights.
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GreenFarmMovement promotes sustainable de-growth as a possible and more effective development model to mitigate inequalities resulting from the most negative aspects of globalization.
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10. GreenFarmMovement promotes the Human Development Index as a comparison method between the different countries, avoiding to use Gross Domestic Product for this purpose.
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9. GreenFarmMovement is committed to awaken public opinion to the idea of debt related to the “due to life style” way of thinking that the citizens of the “developed” countries have towards those of the “underdeveloped” countries, in order to keep their standard of living.
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11. GreenFarmMovement encourages forms of co-investment (instead of donations) from private citizens and business, making the purpose of the fund-raising and its related results totally clear.
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